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I profumi di Cipro. Olio di oliva ed il fascino dall’isola di Afrodite nel 2000 aC


A rendere le donne cipriote del 2000 a.C. più desiderabili erano le essenze prodotte dalla più antica fabbrica di profumi del Mediterraneo, scoperta a Cipro, l’isola di Afrodite, da un team di archeologi dell’Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali ( Itabc ) del Cnr, diretto da Maria Rosaria Belgiorno.

Rosmarino, origano, alloro, mirto, lavanda, cinnamo, coriandolo, prezzemolo, mandorla amara, camomilla e anice: la varietà delle essenze messe sul mercato era davvero ampia per quei tempi.
La profumeria trovata nel sito di Pyrgos Mavroraki era annessa ad un grande frantoio: l’olio prodotto in quantità industriali, era venduto nell’isola e nel Mediterraneo in giare da cinquecento litri, ma una buona porzione veniva destinata ai belletti ed unguenti ricavati dalla macerazione di erbe e piante.

Ampolle, attingitoi, alambicchi, vasi e profumi ricostruiscono le fasi di questa lavorazione affidata soprattutto alle donne. I manufatti hanno lasciato tracce microscopiche degli antichi flavori, ricostruiti per questo evento dai ricercatori del Cnr sulla base delle ricette originali.

Sono state scoperte cinque macine di andesite, quattro grandi bacili per la preparazione delle essenze e 14 fosse intonacate ancora colme di cenere e carboni dove si sono trovate altrettante brocche che contenevano l’olio d’oliva e le essenze in infusione.
All’esterno eleganti portaprofumi attendevano di essere riempiti con imbuti di terracotta e piccoli attingitoi per il dosaggio, mentre altri vasi di pregiata fattura già contenevano le essenze di base.

Del corredo ritrovato fanno parte anche grandi vasi forniti di un lungo becco laterale, la cui forma ricalca e precorre perfettamente quella della testa degli alambicchi utilizzati in periodo storico in Grecia e nel mondo arabo per l’estrazione degli olii profumati. La stessa tipologia di utensile richiama il famoso distillatore conservato nel Museo di Taxila in Pakistan, ( proveniente dai primi scavi di Mohendjio Daro ) e datato al III millennio a.C. Tale oggetto è ritenuto il più antico sistema distillatorio nel mondo.

Dalla preparazione si passava probabilmente alla vendita al dettaglio che avveniva nel cortile adiacente, sotto una grande tettoia sostenuta da colonne.
La presenza di askoi, decine di vasi, bacili, tazze, portaprofumi, attingitoi, una giara e tre grandi contenitori anforoidi fanno pensare ad una sorta di negozio o luogo di scambio.

L’olio aromatizzato serviva anche a rendere più morbide e profumate le fibre di lana al momento della tessitura, un’altra attività che si svolgeva a Pyrgos dove aveva sede un vero e proprio complesso industriale ante litteram, dedicato inoltre alla metallugia, alla produzione di olio, vino, farmaci e tessuti di lana e seta.
La struttura appartenente a un edificio di circa 4.000 mq, fu distrutta da un terremoto che sconvolse l’isola nel 1850 a.C.
Di olio d’oliva profumato al rosmarino sono, ad esempio, imbevute alcune fuseruole usate per tessere la lana caprina e nasconderne l’odore non a tutti gradito.

L’olio era un componente base anche per i farmaci, le cui tracce sono state rinvenute in diversi contenitori, soprattutto nell’area dedicata alla lavorazione dei tessuti. Tra i ritrovamenti più interessanti, un grande bacile incrostato di resina amalgamata con oppio e vino, una ciotola con scamonea e un vasetto contenente Efedrina.

Nella stanza dove si lavorava il vino è stato invece trovato un pregiato askos zoomorfo che conteneva Chinolina mescolata ad essenza di lavanda. ( Xagena2006 )

Fonte: CNR, 2006


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